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mozione del 3° circolo di Bassano del Grappa

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mozione del 3° circolo di Bassano del Grappa

Messaggio  Admin il Gio Ott 30, 2008 6:06 pm

Ecco la mozione approvata ieri dal nostro collegio docenti, ho unificato la parte della scuola dell'infanzia e della primaria in un unico documento.
Nei messaggi del forum ho dovuto però differenziarlo in due parti perchè supera la lunghezza consentita...


Il Collegio dei Docenti Straordinario del 3° Circolo di Bassano del Grappa
riunito il 28 ottobre 2008, approva le seguenti mozioni:
PER LA SCUOLA PRIMARIA
Visti:
· il Decreto Legge n°137 del 1 settembre 2008 ad oggi approvato dalla Camera dei
Deputati il 9 ottobre 2008 ed attualmente in esame in Aula al Senato;
· lo schema di piano programmatico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università
e della Ricerca di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze
proposto in attuazione dell’art. 64 della Legge n°133 del 6 agosto 2008.
Sul piano generale non condivide le modalità di realizzazione della Riforma in quanto:
· viene attuata attraverso decreti legge e interventi inseriti nella legge finanziaria, non
certo il modo migliore a disposizione per legiferare su una tema centrale per il
futuro dell'intera società quale la formazione delle generazioni future;
· non ha precedentemente coinvolto i professionisti della scuola promuovendo un
elevato dibattito culturale, serio e puntuale sulla formazione di base nelle società
complesse;
· pare sorretta più da esigenze di risparmio più che da un’azione di rinnovamento
pedagogico.
Nel merito, condivide ed esprime le proprie riflessioni e preoccupazioni riguardo alle
modifiche che coinvolgono la scuola primaria e la scuola dell'infanzia.
In particolare:
1.
Accoglie favorevolmente “le azioni di sensibilizzazione e di formazione” alle conoscenze e
competenze relative a “Cittadinanza e Costituzione” nella scuola primaria e dell’infanzia
previste dall’art. 1 ma si interroga su quali spazi e tempi avranno nella scuola di 24
ore settimanali anche l’educazione alla salute, l’educazione all’affettività, l’educazione
alimentare, l’educazione stradale e la sempre più importante educazione ambientale (che
permettono l’attuazione dell’art. 3 in particolare del comma 2 della nostra Costituzione).
2. Esprime le seguenti perplessità riguardo al cambiamento del modello organizzativodidattico
del team teaching con “classi affidate ad un unico docente” (art. 4 del D.L.137).
a)
Nelle nostre realtà scolastiche è già largamente diffuso il modello dell’insegnante
“prevalente” ma con l’insegnante unico saranno tolte le ore di programmazione; sarà
quindi più difficile la collaborazione ed il confronto con colleghi professionisti
dell’educazione per cogliere la complessità della realtà e per trovare strategie più efficaci
in classi che diventano sempre più eterogenee.
L’insegnante con chi e quando potrà concordare dimensioni di senso condivise per non
rimanere nella sua solitaria coerenza, semplice da gestire ma culturalmente “povera”?
b)
Nei confronti dei bambini e dei genitori il gruppo docente, forte di valide competenze
relazionali rispetto al maestro unico, può garantire un rapporto con pluralità di punti di vista
ed una valutazione più equilibrata.
c)
La divisione in ambiti disciplinari ha permesso una graduale e progressiva
specializzazione nell’insegnamento: stimolando lo sviluppo della ricerca ed il continuo
aggiornamento dei docenti e al contempo la realizzazione di una didattica finalizzata
all’acquisizione di conoscenze ed abilità strumentali per la formazione di competenze
complesse. Al docente unico sarà invece richiesta la capacità di padroneggiare gli aspetti
epistemologici, metodologici ed i linguaggi specifici che portano alla costruzione
dei saperi in 9/10 discipline!
Forse questo sarebbe possibile, con una comunque evidente riduzione delle
proposte formative, nei primi due anni di scuola primaria dove i docenti lavorano
per ambiti disciplinari allargati ma non certo dalla terza alla quinta classe dove si
costruiscono le basi metodologiche e linguistiche di discipline come inglese, storia,
convivenza civile, geografia e scienze.
d)
La possibilità di effettuare uscite didattiche nel territorio di uno o più giorni fino ad oggi è
stata possibile grazie alla compresenza di più insegnanti nella classe. Un singolo
insegnante non potrà garantire la sicurezza dei bambini, soprattutto se le classi saranno
sempre più numerose (la normativa sulla sicurezza prevede il rapporto di un insegnante
ogni 15 alunni). Una scuola moderna deve saper offrire svariate opportunità culturali che
certamente le mura delle aule scolastiche non possono da sole offrire.
e)
Togliendo le compresenze, già peraltro sacrificate per coprire le supplenze, scomparirà
anche la possibilità di organizzare interventi individualizzati per alunni in difficoltà, percorsi
di recupero e attività di laboratorio a piccoli gruppi con ritmi e stili di apprendimento
differenziati per salvaguardare le peculiarità di ciascuno.
f)
Nei documenti ufficiali si parla di tempo scuola privilegiato di 24 ore e la dicitura “tempo
pieno” sparisce, per lasciare posto alla seguente formula: “Nei regolamenti si tiene conto
comunque delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia
articolazione del tempo-scuola.” (art.4) e altrove si aggiunge “tenuto conto… della
dotazione organica assegnata alle scuole, nel rispetto dell’autonomia delle stesse”
(Schema di piano programmatico, in “Revisione degli ordinamenti scolastici”).
E' importante per noi ricordare il valore altamente educativo dell'attuale modello di tempo
pieno, che non consiste semplicemente in “una più ampia articolazione del tempo-scuola”,
ma piuttosto nell’essere una “scuola laboratorio di sperimentazione e di ricerca didattica
continua”.
I dubbi che sorgono sono molti, soprattutto visti i tagli di organico e di finanziamenti
previsti:
- questa “più ampia articolazione del tempo scuola” sarà garantita dallo Stato?
- chi pagherà i costi di questo ampliamento dell’orario? Il Circolo didattico? Il Comune? I
genitori?
Anche l’altra “opzione organizzativa possibile”, quella delle 30 ore, risulta realizzabile solo
“nei limiti dell’organico assegnato, integrabile con le risorse disponibili presso le scuole”
(Schema di piano programmatico, in “Revisione degli ordinamenti scolastici”). Anche in
questo caso sorgono spontanee le domande che ci siamo posti per il tempo pieno.
Il Collegio quindi si interroga sull'eventuale “copertura finanziaria di un'offerta formativa
differenziata e di un eventuale ampliamento del tempo scuola”. Ritiene che la “più ampia
articolazione del tempo scuola” (art.4 Piano Programmatico) debba essere garantita da un
organico funzionale sufficiente a sostenere il tempo scuola richiesto dalle famiglie e dalle
sfide culturali della società contemporanea.
g)
L'insegnamento della lingua inglese doveva diventare una delle priorità della scuola
pubblica. Conoscere bene almeno una lingua straniera è infatti importante in una società
caratterizzata dalla globalizzazione dell'economia e della cultura e da imponenti flussi
migratori. Come affidare tale insegnamento a docenti che hanno seguito semplicemente
"Un piano di formazione linguistica obbligatoria della durata di 150/200 ore"? (Schema di
piano programmatico: "revisione degli ordinamenti scolastici")
3.
Esprime la necessità di approfondire una riflessione collegiale sul concetto di
valutazione formativa già attualmente condiviso, grazie anche al lavoro del Nucleo
Interno di Valutazione, in un’ottica di cambiamento del linguaggio ma non del processo di
monitoraggio in itinere del percorso di insegnamento \\ apprendimento. Crede che la scuola
abbia come finalità educativa principale lo sviluppo globale dell’essere umano nelle sue
dimensioni culturali e relazionali. Questo sviluppo reso possibile soprattutto dall'intendere
la classe come una comunità di apprendimento all'interno della quale gli alunni stessi
sperimentano e costruiscono strada facendo, in interazione con gli altri e con gli oggetti del
sapere (le discipline), quelle competenze complesse che consentiranno loro di affrontare
con sempre maggiore autonomia le “sfide” che la vita porrà nel loro cammino.
4.
Sempre in merito alla valutazione dei risultati ritiene che questa sia possibile solo se
esiste una stretta coerenza tra gli obiettivi di competenza, l'azione didattica e la prassi
valutativa e se esiste una seria ed efficace comunicazione valutativa, resa possibile
solamente dalla condivisione degli strumenti interpretativi tra i diversi soggetti (alunni,
docenti, genitori). Il vero problema sta qui, nella mancanza di condivisione e non
nelle forme in cui la valutazione viene espressa, siano esse giudizi sintetici o voti
numerici. Cosa significa avere 8 o 5 in matematica? Oppure buono o distinto? Il voto
numerico non porta maggior chiarezza se non sappiamo a che livello di competenza esso
corrisponda e l'averlo fatto credere ha come unico risultato quello di banalizzare questioni
che hanno ben altro spessore.
5.
Si interroga se l’innalzamento del rapporto alunni-classe (Quadro degli interventi dello
schema programmatico) terrà conto delle singole capienze e dei problemi di sicurezza
nelle aule delle nostre scuole. Chiede che venga mantenuto il numero massimo degli
alunni per classe previsto dalla normativa vigente.
6.
Si chiede cosa accadrà nelle nostre scuole con la ridotta presenza dei collaboratori
scolastici così preziosi per il buon funzionamento dell’organizzazione della vita scolastica
quotidiana.
7.
Attende con favore: “gli interventi per l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza
degli istituti scolastici ovvero di impianti e strutture sportive dei medesimi” (art. 1
bis).
Il Collegio quindi:
1.
chiede che siano effettuate verifiche affinchè siano individuati ed eliminati eventuali
sprechi e di riformare per migliorare il sistema di istruzione pubblica al fine di renderlo
sempre più qualificato, ma, nello stesso tempo, rivendica la dignità e la professionalità
del lavoro dei docenti che, con fatica, passione, e senso di responsabilità, hanno
contribuito a portare la scuola dell’infanzia e primaria a livelli elevati nel panorama
internazionale (indagine sui livelli di comprensione della lettura IEA PIRLS del 2006 );
2.
Si augura di poter continuare a lavorare in una scuola pubblica che garantisca i giusti
mezzi per sostenere l’inserimento degli alunni in difficoltà, il riconoscimento delle
potenzialità di ciascuno sviluppando l’eccellenza ed il successo formativo ed il rispetto e la
valorizzazione della diversità in un'ottica interculturale;
3.
chiede l'applicazione di quanto previsto dagli articoli 4, 5 e 8 del D.P.R. 275/99
(autonomia scolastica ) in merito alla definizione della didattica, dell'organizzazione e dei
curricoli, che permetterebbe alle scuole una effettiva autonomia organizzativa e
didattica in grado di articolare l'offerta formativa sulla base delle reali esigenze sia delle
famiglie che del territorio e di rispondere al meglio alle necessità formative dei nostri alunni
i quali dovranno misurarsi con un futuro impegnativo e in parte imprevedibile;
3.
chiede che sia assegnato alle scuole l’organico funzionale necessario a garantire
un'articolazione del tempo-scuola come sopra delineato, quindi con possibilità di offrire
modelli con un orario diversificato come già avviene nel nostro Circolo;
4.
chiede che sia messo in campo un serio ed efficace sistema di valutazione del
servizio scolastico nazionale;


Ultima modifica di Admin il Gio Ott 30, 2008 6:08 pm, modificato 1 volta

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parte della scuola dell'infanzia

Messaggio  Admin il Gio Ott 30, 2008 6:07 pm

PER LA SCUOLA DELL'INFANZIA
CHE NE SARA' DELLA SCUOLA DELL'INFANZIA STATALE?
La scuola dell'infanzia statale, dal 1968 anno della sua istituzione ad oggi, ha raggiunto
standard di qualità riconosciuti a livello europeo ed extraeuropeo. La sua evoluzione, da
sala di custodia ad asilo infantile a scuola materna, è stata favorita: da un lato
dall'impegno e dalla convinzione di legislatori sensibili alla vita dell'infanzia: dall'altro da
insegnanti appassionati e motivati che si sono impegnati sempre di più affinché i bambini
potessero trovare nell'ambiente scolastico risposta a bisogni e desideri.
Nell'attuale scuola dell'infanzia statale, infatti, il bambino trova un ambiente sereno,
accogliente, ricco di stimoli, in cui impara a relazionare con gli altri e ad esprimere la
propria personalità attraverso varie esperienze, arricchendosi così di vari saperi.
Dalla lettura del testo del Decreto Legge n. 137, della Legge n. 133 e dello Schema di
piano programmatico emerge il timore che la scuola dell'infanzia statale possa perdere
l'identità laboriosamente e faticosamente conquistata per ritornare ad un compito quasi
esclusivamente assistenziale.
Allo stato attuale dell'iter legislativo ci sembra di intuire che per il momento la scuola
dell'infanzia non sarà oggetto di ulteriori “tagli”, ma nemmeno degli investimenti, auspicati
da qualche anno a questa parte,che avrebbero potuto riqualificarla secondo le esigenze
della contemporaneità.
Alla luce delle informazioni raccolte fino a questo momento, quindi, insieme abbiamo
individuato quelle che potrebbero essere le P R O S P E T T I V E della futura scuola
dell'infanzia e su queste ci siamo poste alcuni interrogativi.
1) RIDUZIONE TEMPO SCUOLA con possibilità di funzionamento “anche solamente nella
fascia antimeridiana”.
- Come garantire le stesse opportunità formative ai bambini che frequentano tutto il giorno
e
a quelli che frequentano a tempo parziale?
- Non potrebbe essere, questa, la premessa per creare una sorta di discriminazione
socio-culturale?
2) IMPIEGO “ DI UNA SOLA UNITÀ DI PERSONALE DOCENTE PER SEZIONE”
- Come potremo coltivare la pratica del confronto, della collaborazione e della
cooperazione tra colleghi se si pensa all'insegnante del mattino e all'insegnante del
pomeriggio?
- Un'unica figura di riferimento non potrebbe essere, poi, un limite anche per i bambini e
per le famiglie?
- Come si potranno garantire le attività laboratoriali che consentono esperienze più
significative e mirate, le uscite didattiche nel territorio, le gite e i viaggi di istruzione, la
personalizzazione degli interventi educativi?
3) INNALZAMENTO DEL NUMERO MASSIMO E MINIMO DI BAMBINI PER SEZIONE
- In che modo si potranno garantire cura, relazioni e apprendimenti con 32/33 bambini per
sezione?
- In queste condizioni sarà ancora possibile parlare di educazione o l'insegnante sarà
costretta a fare soltanto sorveglianza e assistenza?
- Dove andranno a finire le professionalità che le insegnanti hanno costruito nel tempo e
che tanta parte hanno avuto nei nostri P.O.F.?
- Come sarà, allora, la qualità delle “riformate” proposte formative?
- Che fine faranno i “piani personalizzati di apprendimento”?
4) RICONFERMA DELL'ANTICIPO A DUE ANNI E MEZZO
- Come potremo accogliere i bambini più piccoli nei locali progettati e strutturati (v. altezza
arredi, sanitari) per quelli di età superiore?
- Saranno garantite le condizioni educative ed organizzative (numeri contenuti e spazi
idonei, integrazione di personale ausiliario, formazione specifica delle insegnanti, sussidi e
arredi adeguati) poste dall'Associazione Nazionale dei Comuni già nel 2003?
5) RIDUZIONE DEL NUMERO DEI COLLABORATORI SCOLASTICI
- Come saranno garantiti locali puliti e ordinati nella scuola del “fare”, dove gli interventi
del personale addetto alla pulizia non sono mai abbastanza?
- Come potranno i pochi collaboratori assolvere anche al compito di supportare e
integrare, nella specificità del proprio ruolo e nel rispetto di quello delle insegnanti, gli
interventi e lo stile educativo della scuola?
Oltre a tutte queste domande, ve ne sono altre, che pur non trovando sempre
specifico riferimento nei documenti, ci preoccupano e ci inducono a ulteriori
riflessioni :
Che tipo di società avremo investendo in questo modo?
Come risolveremo il problema della necessaria e doverosa integrazione dei bambini
cosiddetti “stranieri”?
Come potremo garantire agli alunni diversamente abili l’assegnazione di insegnanti di
sostegno commisurata alle effettive necessità ?
Pensiamo che per favorire l’integrazione non esista ambiente migliore della scuola.
A scuola infatti è possibile una graduale acculturazione dal vivo, dall’esperienza
diretta,dall’incontro con e tra persone diverse, ognuna portatrice di diversità e ricchezza.
Il linguaggio verbale non è che uno dei mediatori culturali , ma come a suo tempo diceva
Loris Malaguzzi il bambino è “cento e più linguaggi”e molti di questi devono “abitare” nella
scuola per essere fatti propri e utilizzati da ciascuno per crescere, sviluppare
apprendimenti , relazioni e conoscenze. Soltanto in questo modo potranno essere
rispettate le grandi finalità della scuola dell’infanzia: identità, autonomia, competenza e
cittadinanza.

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