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Lettera aperta al ministro - dall'ordine psicologi del Lazio area scuola

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Lettera aperta al ministro - dall'ordine psicologi del Lazio area scuola

Messaggio  Admin il Gio Ott 30, 2008 6:25 pm

Lettera aperta al Ministro Gelmini

di Paola Marinelli, Antonio Urso e Marialori Zaccaria

Gentile Ministro,
apprendiamo che oggi, 7 ottobre, a partire dalle ore 19, avrà inizio il voto di fiducia sul decreto legge Gelmini (n.137) il cui responso finale è previsto per giovedì. Tale decreto, come noto, reintroduce tra l’altro, la figura del maestro unico. L’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio, è finora rimasto silente, astenendosi dal commentare il Decreto sulla “Riforma” della scuola auspicando un ripensamento che lo trasformasse in un Disegno di Legge che potesse essere ampiamente dibattuto in Parlamento. Ma questa notizia ci impone di unire anche la nostra voce alle tante che si sono sollevate.

L’Ordine del Lazio (il Gruppo della Psicologia Scolastica), si è sempre interessato della Scuola in quanto istituzione all’interno della quale, apprendono e si formano le menti dei futuri cittadini; ma anche il luogo dove nascono e/o si amplificano disagi psicologici che, se ignorati, possono virare in vere e proprie patologie.

Nella profonda convinzione che solo la scuola pubblica possa essere il luogo, non solo simbolico, in cui si educhi alla cittadinanza, in cui si attenuino le disuguaglianze e si valorizzino tutte le differenze e le diversità, in questi anni ci siamo tenacemente impegnati affinché si costruisse un pensiero e una modalità operativa che non fosse guidata dall’improvvisazione e dall’approssimazione, affinché, sia il lavoro, che molti dei nostri colleghi in ambiti professionali differenti e con diversa formazione svolgevano nella scuola, sia la domanda di docenti, genitori ed alunni, potessero essere riconosciuti e garantiti da una legge. Le nostre iniziative si sono indirizzate in ambito culturale e politico-istituzionale. Una scelta che, in un viaggio a ritroso nella ricerca dell’esistente e, in una prospettiva progettuale, ci ha condotto per strade impervie segnate da stazioni e scandite da un ritmo triadico: la nascita di un progetto, il percorso verso la sua realizzazione e a volte la revoca, il blocco, la vanificazione di ciò che si era faticosamente costruito.

La rabbia per la cecità delle istituzioni nei confronti della prevenzione del disagio e della promozione della salute mentale nella scuola, una scuola alle prese con una società in continuo cambiamento, dove spesso l’apparire, conta più dell’essere, con i mutamenti della famiglia,con l’aumento delle difficoltà di apprendimento,con tagli continui ai fondi, indispensabili per migliorare la qualità dell’offerta formativa, non ha impedito alla nostra categoria professionale di continuare tenacemente e pazientemente, a ricercare altre strade da percorrere per continuare a perseguire gli obiettivi prefissati; non abbiamo infatti mai smesso di dialogare con la politica senza distinzione di colore.

Restiamo basiti, Ministro, quando, nonostante, tutti gli episodi di cronaca come quelli accaduti in questi anni, che hanno avuto drammaticamente, come protagonisti giovani ed adolescenti, non solo stiamo ancora dibattendo sui se e sui ma, di una legge sull’istituzione dei Servizi di Psicologia Scolastica, ma vediamo azzerare trent’anni di lavoro che ha fatto della scuola elementare italiana una delle migliori in Europa. Tornare al maestro unico appare, infatti, quanto meno riduttivo,significa tornare a pensare la classe comeadun feudo chiuso nelle sue mura e non come una emergenza sistemica nella quale condividere un pensare di gruppo, che apra la possibilità di osservare le relazioni interpersonali, gruppali e socio-organizzative come un insieme di esperienze collettive; affrontare in “team” i conflitti e le problematiche che il lavoro quotidiano nella scuola attiva, fornire più modelli pedagogici ai quali riferirsi.

Sappiamo infatti come gli accadimenti psichici non avvengano solo come fatto interno agli individui ed al loro mondo, ma soprattutto nello spazio relazionale esistente fra loro.

Siamo profondamente preoccupati vedendo nel contesto di note trasmissioni televisive parlare di scuola in modo superficiale e confusivo: un “alunno in difficoltà” non è un “alunno disabile” per il quale è stata stilata una certificazione” e per il quale è stato richiesto un docente di sostegno; il concetto di “contemporaneità” è ben diverso da quello di “compresenza”: il primo presuppone l’esistenza di un progetto di recupero, il secondo una mera presenza fisica di più persone e nel tempo modulare esiste “contemporaneità” e non “compresenza” tra docenti che, anzi, non è consentita; infine “Tempo Pieno” e “Tempo lungo” sono due modalità opposte di fare scuola, laddove nella prima è insito il concetto di scuola, nel secondo, quello di Dopo scuola.

La nostra professionalità si ribella, Ministro, quando leggiamo sul suo Decreto, che un voto in condotta, è il massimo a cui si poteva pensare per risolvere il problema della violenza e del bullismo!

E’ noto che ogni istituzione, al di là delle leggi che la governano, produce un suo proprio sistema di valori, regole e funzionamenti che rappresenta un prodotto culturale che la caratterizza. Comprendere il potere e la profondità che le forze sociali hanno sulla psiche umana, pensare l’individuo come penetrato dalla società, agevola il processo interpersonale, l’aumento della capacità di svolgimento del compito professionale e la gestione delle valenze fortemente emotive di cui esso è intriso, ma soprattutto, garantisce il costituirsi di condizioni idonee a realizzare un intervento efficace.

La famiglia, così come la scuola, in quanto gruppo di appartenenza primario e secondario, sono “luoghi temporali” di dinamiche socio-affettive di cui il bambino/ragazzo è “il referente simbolico”(Menarini e Amaro 1999), vogliamo abbassare il voto in condotta per difendere un’autorevolezza della scuola sempre più fragile, anche perché disconfermata dalle famiglie? Facciamolo ma, parallelamente, offriamo anche alle componenti scolastiche l’opportunità di dialogare in modo diverso e complesso, ovvero facendo assumere a soggetto e oggetto, insegnante-alunno-genitore, nuovi rapporti, nuovi modi di porsi e di comunicare. Significa condurre le varie componenti del processo educativo e d’insegnamento-apprendimento, a riflettere sulle procedure, sulle strategie, sulle teorie che via via vengono utilizzate; cerchiamo di trasformare dei circuiti viziosi in circuiti virtuosi attraverso la presa in carico della viziosità da parte del gruppo dei pari! Per far questo, Ministro, è necessario investire sulla formazione dei docenti e sull’istituzione dei Servizi di Psicologia Scolastica!

Non ci sono risorse per questo? Aspettiamo tempi migliori, ma asteniamoci dal fare scelte devastanti!

Roma, 7 ottobre 2008



Paola Marinelli e Antonino Urso
(Coordinatori Area della Psicologia scolastica)

Marialori Zaccaria
(Presidente Ordine degli Psicologi del Lazio)

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