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un Consiglio Regionale dice NO al maestro unico

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un Consiglio Regionale dice NO al maestro unico

Messaggio  direttore didattico il Mer Nov 05, 2008 5:32 pm

Scuola, la Regione si ribella: "No al maestro unico"

Il documento con l'ordine del giorno di Nichi Vendola


La riforma Gelmini della scuola accende il dibattito in consiglio regionale. Sei ore di confronto anche acceso ieri nell´aula di via Capruzzi. E accese fin dall´inizio le polemiche innescate dal centrodestra, a partire dal mancato ricordo dei caduti del 4 novembre in Consiglio. E fino ad attaccare, in tema di scuola, la partecipazione del presidente Vendola ai cortei dei giorni scorsi.

Finché l´assessore Marco Barbieri non ha annunciato che lunedì prossimo «la Puglia proporrà alla conferenza delle Regioni che nell´ambito dei poteri dell´articolo 116 della Costituzione le Regioni assumano "concordemente" una iniziativa legislativa che deroghi alla norma del maestro unico, prevista dalla riforma sulla scuola del ministro Gelmini. Una vera e propria sciagura alla quale bisogna far fronte». E l´intervento del presidente Vendola, prim´ancora che potesse prendere la parola ha spinto i consiglieri dell´opposizione a lasciare in massa l´aula, contestandogli di aver preso posizione in maniera strumentale partecipando alle manifestazioni contro la Gelmini.

«È singolare che possa essere posto un appunto - ha tuonato il governatore - sull´aver scelto di stare vicino alle nuove generazioni. Quando mai la politica si ferma ad ascoltare i giovani, i bisogni e le speranze che li attraversano? Non avrei più avuto il coraggio di guardarmi allo specchio se non fossi andato da quei ragazzi. Considero doveroso essere lì dove si annida la speranza nel domani». Una pioggia di applausi precede il voto sull´ordine del giorno, approvato dalla maggioranza, nel quale si formula «giudizio negativo nel merito e nel metodo sui provvedimenti adottati e in via di adozione da parte del governo» in materia di scuola e si esprime «solidarietà a quanti, genitori, studenti, docenti, stanno manifestando in ogni parte d´Italia il loro dissenso rispetto alla linea adottata dal ministero». Lunedì, intanto, gli assessori Barbieri e Lomelo saranno a Roma per presentare la proposta della Puglia alle altre regioni.






Il documento. Il presidente Nichi Vendola. "In quest'aula oggi il rispetto delle Istituzioni viene usato come un'arma. Mi è stato contestato dalle opposizioni di non avere partecipato alla prima parte della seduta, ma ho ritenuto doveroso andare a ricevere il presidente del Senato e il ministro delle Regioni, intervenuti alla cerimonia del 4 novembre nel Sacrario ai Caduti Oltremare.

Un altro appunto che mi è stato posto come presidente ha messo in discussione il mio essere vicino agli studenti. Mi è stato chiesto se sia lecito esercitare l'ascolto di questa generazione più sfortunata delle altre, che ha dovuto bersi un totalitarismo televisivo senza precedenti, una generazione miracolosa ch'è uscita dalla scuola per ragionare della scuola.

Sono stato vicino a quegli studenti, perché consideravo importante andare a sentire da loro quali fossero le necessità, le urgenze, le analisi. Quando la politica si occupa dei giovani? Quando si ferma a riflettere? Hanno davanti un futuro fondato sul paradigma della precarietà, che ora si estende anche alla formazione.

È curiosa l'inversione logica ch'è stata compiuta in questo dibattito. La platea dei lavoratori della scuola meno pagata in Europa e tra i meno pagati in Italia, è stata presentata come una casta nemica del cambiamento. Come possono essere una casta gli insegnanti, stipendiati a 1300.1400 euro al mese. Come possono esserlo dei lavoratori che da tempo aspettano il cambiamento, sono, da lustri vogliono avere il diritto di parlare.

Quella della Gelmini non è stata una riforma. Quella l'hanno prodotta giorno dopo giorno un esercito di straordinari maestri e maestre. La scuola è sempre stata oggetto di un dibattito forte che ha avuto soggetti parlanti, anche se le conquiste che abbiamo strappato una dopo l'altra hanno sempre trovato un Rocco Palese che diceva "non si può fare".

Non si può non fare. Abbiamo o non abbiamo un problema gigantesco davanti? L'Italia è un Paese dove si è bloccata la mobilità sociale, nel quale è tornata una questione di classe, nel quale una porzione del ceto medio è scivolata verso la povertà.
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