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lettera aperta a Carmela Palumbo

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lettera aperta a Carmela Palumbo

Messaggio  sabina il Dom Nov 30, 2008 10:24 pm

Lettera scritta da una insegnante di scuola primaria e indirizzata
a Carmela Palumbo, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale
per il Veneto. La lettera è una risposta alla Circolare inviata a tutte
le scuole di ogni ordine e grado della nostra regione lo scorso 6
novembre con oggetto “Ruolo e competenze degli organi scolastici - Utilizzo delle sedi delle istituzioni scolastiche”
LETTERA APERTA
Gentile Dottoressa Palumbo,

sono un’insegnante di Scuola Primaria che ha affrontato nel corso
della propria carriera svariati adeguamenti di tipo legislativo:
riforme, controriforme, modifiche dei curricoli, introduzione di nuove
aree disciplinari, variazioni del proprio ruolo docente (supplente,
DOA, insegnante unica, modulo 3 su 2, modulo 4 su 3, modulo in
orizzontale, modulo in verticale, insegnante utilizzata su progetto
come facilitatrice linguistica per l’italiano come L2 ).
Ho partecipato, come tanti Colleghi, a scioperi e forme di protesta nei
confronti di provvedimenti di Ministri, anche di diverso orientamento
politico. a capo del dicastero di cui Lei è alta Dirigente.
Non ho vuoti di memoria: Falcucci, Galloni, Mattarella, Bianco,
Misasi, Jervolino, D’Onofrio, Lombardi, Berlinguer, De Mauro, Fioroni,
sino all’attuale Ministro in carica, il più “contestato” che io
ricordi, Gelmini.
Ho preso visione con attenzione scrupolosa della Sua nota del 6
novembre u.s.; sinora non mi era mai occorso di ricevere delle
specifiche così dettagliate a seguito di proteste attuate dai
Lavoratori della scuola.
Più volte avevo avuto, invece, modo di apprezzare Sue prese di
posizione sensibili alle istanze espresse dalla base e dall’utenza,
aperte ad una scuola innovativa e di qualità.
È vero, siamo pubblici dipendenti, con responsabilità precise nei
confronti della collettività, il che comporta la necessità di una
condotta etica, di una morale ineccepibile.
Secondo il Codice da Lei citato, che ho esaminato con attenzione
essendo in possesso della pubblicazione “Etica e scuola” - Padova -
febbraio 2008, è nostro “dovere costituzionale servire esclusivamente la Nazione“.
Questo non esclude la possibilità costituzionale e sindacale, pure da
Lei richiamata, di esprimere critiche, anche severe, nei confronti dei
provvedimenti adottati dai Governi o dai vari Ministri in carica nei
vari periodi.
Prima che dipendenti pubblici siamo, credo, Cittadini, partecipi ed attivi nei confronti della res publica, la cosa pubblica.
Non intendo con questa mia esprimermi da un punto di vista strettamente giuridico, non di mia pertinenza, ma, piuttosto, morale.
Uno Stato, un Governo potrebbero chiedere ai propri dipendenti ( ed
è successo in tempi lontani nel nostro paese ed in tempi vicini in
altri!) di assumere comportamenti in contrasto col diritto naturale,
che consta di principi dal valore universale e che può valutare le
norme in vigore nei vari Stati, oppure con le loro proprie convinzioni
etiche. In questi casi come dovrebbe comportarsi il dipendente pubblico
che deve servire fedelmente la Nazione?
Certo, questi sono casi limite, ma sono altresì eventi che si sono
verificati anche in anni relativamente recenti e non posso non
menzionarli.
Rispetto la contestazione di una normativa non condivisa, i medici
ospedalieri anti abortisti, solo per fare un esempio concreto, pur
essendo la 194 legge dello Stato, possono esprimere la loro critica
sino a rifiutare di applicare detta norma. Pur essendo pubblici
dipendenti.
Credo che parlare di convinzioni morali possa avere un significato
molto ampio, non ascrivibile solamente ad aspetti concernenti il
concetto di vita ( e dunque aborto, testamento biologico, ricerca
genetica e quant’altro).
Penso che i propri convincimenti abbiano uguale dignità anche se non
riguardano argomenti così delicati; pertanto una qualche forma
d’obiezione mi pare legittima, in ogni caso, in presenza d’ordinamenti
non condivisi da una parte dei cittadini.
Il mio essere insegnante, o meglio, maestra. si è sempre ispirato al
benessere del Bambino, motore centrale d’ogni pratica educativa e
relazionale.
Ritengo che la riforma del Ministro Gelmini vada in senso contrario
rispetto a questo, come sostenuto dall’opposizione, anche feroce,
d’ampi settori dell’opinione pubblica e dimostrato dalle prese di
posizione d’eminenti studiosi e cattedratici.
Da qui la mia contrarietà e la mia protesta civile, suffragata,
peraltro da successivi importanti richiami a Documenti Internazionali.
Mi permetto, modestamente, di aggiungere perciò ai Suoi rimandi
legislativi alcuni principi ai quali mi voglio richiamare e sui quali
si potrebbe avviare interessanti riflessioni:
1) RACCOMANDAZIONE SULLO STATUS DEGLI INSEGNANTI (UNESCO - 1966):
“L’insegnamento dovrebbe essere considerato una professione i
cui membri assicurano un servizio pubblico. Tale professione richiede
non solo conoscenze approfondite e competenze specifiche acquisite e
mantenute attraverso studi rigorosi e continui, ma anche senso di
responsabilità individuale e collettiva nei confronti del benessere
degli allievi” (art.6).

2) CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL’ INFANZIA (NAZIONI UNITE 1989 - Ratificata in Italia con legge nel 1991):
“Gli Stati parte si impegnano a rispettare i diritti enunciati
…. (omissis) ….senza distinzioni di sorta e a prescindere da ogni
considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua…. (omissis)
…dalla loro origine nazionale, etnica o sociale….” ( art 2).
Punto 2 in relazione alla mozione Cota - “classi temporanee” per alunni stranieri.
3) “Gli Stati convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità:
a) favorire lo sviluppo della personalità [...] delle sue facoltà e delle sue attitudini
mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità [...] (art. 29)
Punto 3 e il succitato punto 1 (Unesco) a proposito del
peggioramento dell’offerta formativa e dell’impossibilità di applicare
i BES (Bisogni Educativi Speciali) a seguito della legge 169- 2008,
nonché a modesto commento delle recenti dichiarazioni del Ministro
sulla necessità di “..cancellare dalla scuola e dall’università
l’ideologia dell’egualitarismo”.
Dove, mi sia permesso, se non dove si fa e si trasmette cultura, è
indispensabile essere egualitari, nel senso di concedere pari
opportunità a tutti e di condividere percorsi e risorse?
Uno dei Maestri degli insegnanti della mia generazione è stato don
Milani, me ne scuso con Lui, probabilmente sconosciuto od aborrito da
molti politici nostrani, che scriveva nel 1965: “l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni”.
Quale pubblico dipendente non potrò “disobbedire”, né
sottrarmi dall’applicare una riforma totalmente priva di criteri
pedagogici ma dettata solamente da necessità puramente “aziendali” e
della quale non condivido nulla, né nel metodo, né nella sostanza.
Come cittadina responsabile e educatrice che ama il proprio Paese e
difende sua la Costituzione, ai quali mio nonno e mio padre hanno
regalato gli anni migliori della loro vita, sono invece moralmente
costretta ad esprimere, nelle forme e nelle sedi opportune, tutto il
mio dissenso e la mia civile protesta per questo e per ogni altro
eventuale provvedimento legislativo, eticamente inaccettabile secondo
la mia coscienza.
Nel nome dei Bambini, anzitutto; per una scuola capace di futuro e
che non scippi le speranze ai giovani in secondo luogo; ed, anche, per
la mia forse risibile, considerati gli attacchi continui al mondo della
scuola, dignità professionale e civica.
La sarò grata se vorrà essere così amabile da accettare le modeste
riflessioni (che mi auguro non L’abbiano involontariamente molestata)
di una semplice insegnante che, nonostante una manciata d’euro il mese
e nessun riconoscimento sociale, continua ad amare la Scuola.
Come potrà costatare dalla forma di questo scritto ho seguito tutto
l’iter gerarchico indicato nella Sua circolare non contravvenendo, mi
auguro, a nulla di quanto previsto dal Codice di comportamento da Lei
indicato.
La ringrazio per la Sua cortese attenzione e La saluto cordialmente,
auspicando di poterLa incontrare di persona, magari in una delle nostre
scuole, affinché possa verificare direttamente e riferire al Ministro
Gelmini quali sono le buone e corrette pratiche educative che hanno
determinato, anche in sede internazionale, le nostre esperienze
scolastiche d’eccellenza, ora rimesse in discussione.
Con osservanza
Insegnante Giulietta Poli
Referente progetto accoglienza VII Istituto - Padova
Padova 16 novembre 2008

sabina

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