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Messaggio  direttore didattico il Mer Ott 22, 2008 4:57 pm

PALERMO , 21/10/2008
PALERMO, SCUOLA TURRISI COLONNA - MOZIONE COLLEGIO DEI DOCENTI di Coordinamento ScuolaAperta PALERMO


MOZIONE DEL COLLEGIO DEI DOCENTI DEL CIRCOLO G. TURRISI COLONNA
PALERMO

Al presidente del Consiglio di Circolo
Al Ministero della Pubblica Istruzione
On.le Ministro Maria Stella Gelmini, Roma


Il collegio dei docenti del Circolo Didattico Giuseppina Turrisi Colonna di Palermo, riunito in data 20 ottobre 2008 esprime la propria contrarietà all’articolo 4 del Decreto Legge n.137 del 01 settembre 2008 che prevede la costituzione di classi con orario di 24 ore settimanali affidate ad un unico insegnante.

Da circa vent’anni la figura del maestro unico è stata superata definitivamente, estendendo a tutta la scuola un modello centrato su esperienza di collaborazione e condivisione di responsabilità tra docenti già maturata nel Tempo Pieno e nell’organizzazione modulare. La pluralità docente ha permesso ai maestri e alle maestre di approfondire la conoscenza disciplinare e ha ottimizzato quella sinergia che ha reso la scuola primaria una comunità in crescita con riscontri universalmente riconosciuti come positivi.

L’articolazione delle discipline su più figure ha veicolato negli anni la strutturazione di un impianto educativo completo e pronto a soddisfare tutte le esigenze che la moderna società presenta, riuscendo altresì ad arginare fenomeni di esclusione e dispersione. L’introduzione del “maestro unico” costituisce pertanto un chiaro ritorno al passato che non trova giustificazioni plausibili a livello didattico e pedagogico.
Sembra evidente che l’unico fine perseguito sia quello di reperire fondi pubblici dal serbatoio scuola pubblica.
In tal senso il Collegio esprime il proprio dissenso motivato e con onestà intellettuale respinge il tentativo di mascherare con pretesti pseudopedagogici ciò che è un mero taglio alla spesa pubblica

Oggi la scuola elementare, tanto quella a modulo che quella a tempo pieno,è fondata:
• sul lavoro collegiale e progettuale degli insegnanti;
• sulla suddivisione delle aree disciplinari, (che ha permesso, nel tempo, a ciascun docente di arricchire le proprie competenze),
• sulle ore di compresenza dei docenti che consentono di realizzare: attività di laboratorio per gruppi, interventi di recupero individualizzato per alunni in situazione di difficoltà, uscite didattiche o visite guidate, progetti specifici di arricchimento dell’offerta formativa;
• su un tempo scuola adeguato alle esigenze degli alunni e delle loro famiglie;
• su un’ampia offerta formativa, in grado di fornire ai bambini gli strumenti per comprendere i nuovi linguaggi e le trasformazioni della società attuale.


IL RITORNO AL MAESTRO UNICO FAREBBE ARRETRARE LA SCUOLA DI TRENT’ANNI:
• L’insegnante tornerebbe ad essere solo con la sua classe, dovrebbe insegnare in 24 ore settimanali tutte le materie. I programmi ministeriali dal 1985 avevano recepito tutte le istanze pedagogico-didattiche di rilievo e i mutamenti avvenuti nella società, questo ha reso necessario nel tempo investire per una formazione specifica e adeguata dei docenti tradottasi di fatto in una specializzazione disciplinare. Se dunque era possibile fino ai programmi Gentile ricorrere al maestro unico, questo appare improponibile oggi.
La collegialità ha permesso di svolgere attività per gruppi, attività di laboratorio, insegnamento individualizzato necessario ai bambini con problemi di apprendimento, uscite didattiche nel territorio, confronto e monitoraggio continuo della programmazione con gli altri colleghi.

• Il maestro unico priva i bambini dell’opportunità di formarsi confrontandosi con una pluralità di figure e ciò risulta essere un anacronismo in una società in cui l’educazione alla mobilità e all’adattabilità al cambiamento viene indicata come valore necessario anche dalla stessa classe politica.

• Le famiglie, di fronte ad un tempo scuola ridotto dovranno riorganizzare il proprio tempo per far fronte alla mancanza di mense e pomeriggi con costi che possiamo immaginare. Il servizio mensa potrebbe essere gestito dal personale estraneo alla relazione educativa e potrebbe tornare IL VECCHIO DOPOSCUOLA che NON E’ CERTAMENTE IL NOSTRO TEMPO PIENO !!!
SAREBBE QUESTA LA SCUOLA EUROPEA DI CUI TANTO SI PARLA?
Vogliamo inoltre esprimere il nostro sconcerto di fronte alla mozione votata dalla Camera nella serata del 14 ottobre per l’istituzione classi di permanenza temporanea per alunni stranieri.
La nostra scuola, sita nel centro storico, è una scuola a forte processo immigratorio e la presenza degli alunni stranieri è per tutti una risorsa in quanto lo straniero è portatore di cultura. Questa presenza ha impegnato e impegna tutto il personale della scuola pubblica a confrontarsi con queste culture nella ricerca di nuove strategie didattiche, pedagogiche e relazionali. Volere istituire delle classi solo per stranieri ricorda le famigerate “classi differenziali” che tanto male hanno fatto agli alunni diversamente abili. E, vorremo dire a chi ha legiferato in questo senso che le lingue si imparano, non nel ghetto delle classi di permanenza temporanea, ma nel contatto quotidiano, nel gioco, nello stare insieme agli altri.
Noi docenti non possiamo assistere inerti all’ affossamento di una scuola che abbiamo contribuito a costruire e che viene riconosciuta universalmente valida.
Il Collegio inoltre vuole esprimere la propria indignazione di fronte alla prospettiva dell’enorme taglio all’organico docente e ATA programmato per il prossimo triennio che porterà nefaste conseguenze sulla scuola pubblica
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