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Contributo del dirigente scolastico di Fossacesia (CH)

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Contributo del dirigente scolastico di Fossacesia (CH)

Messaggio  Admin il Gio Ott 02, 2008 7:32 pm

Il fatto è …..
che noi villan …………….
che sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re!

Non mi è piaciuta la recita delle maestre a lutto. Cattivo gusto e nessun risultato se non quello di rimbalzare sulla cronaca mediatica.
Ma non sono assolutamente d’accordo con la restaurazione del maestro unico.
1. E’ il maestro unico il garante dell’unitarietà dell’insegnamento? Ho dei forti dubbi; ri-tengo che il maestro unico si sbilancerà nell’insegnamento di ciò che più ritiene di sape-re e di ciò che maggiormente apprezza. Forse l’odiato “tutor” di morattiana memoria poteva configurarsi come una dialettica mediazione tra i sostenitori del gruppo docen-te e quelli che invece avevano a cuore un modello diverso, che è approdato nella pratica del ministro Gelmini. La legge 148/90, quella dei moduli, è stata etichettata come legge per salvare il posto alle maestre. Ignoranza e demagogia di chi ha elaborato questa eti-chetta: con la L.148/90 si è passati da una logica personalistica e singola dell’istruzione ad una concezione di elaborazione di gruppo di educazione e formazione, Ovviamente possono esserci tanti distinguo, tante situazioni più o meno felici nella lunga penisola italiana, ma il percorso di questi anni di riflessione e di pratica educativa non possono essere azzerati culturalmente in nome del risparmio della spesa pubblica.
2. E’ il maestro unico lo strumento per innalzare la qualità del servizio? Nella legge 133/2008 si parla di riduzione di organico, di innalzamento del numero di alunni per classe, di riduzione del tempo scuola. Mi pare che si tratti di variabili che influiscono nell’insegnamento/apprendimento: meno insegnanti e meno personale A.T.A non signifi-ca innalzare la qualità del servizio. Innalzare il numero di alunni nelle classi, non vuol di-re consentire una didattica individualizzata (o personalizzata, come preferiscono alcu-ni) che maggiormente garantisce il successo formativo. Riduzione del tempo scuola: ri-cordo i lontani anni veneti della bieca lotta per l’introduzione dei rientri pomeridiani: alla base del contendere c’era una diversa concezione della scuola, dell’educazione, i genitori dell’A.G.E. dicevano che portavamo via i bambini alle famiglie (ci sarebbe da chiedersi quali famiglie). Era tutta una lotta strumentale di chi non voleva una scuola adeguata alle esigenze dei bambini e preferiva un servizio scolastico organico alle esi-genze del modello produttivistico familiare. La 148/90 ha introdotto un concetto for-midabile di “tempi distesi d’apprendimento” per il bambino. Sembra invece che la logica Gelminiana sia quella di concentrare l’insegnamento, in una ottica economicista riempi-tiva dell’apprendimento che non può aver speranza di risultato positivo.
3. Che fare? Siamo noi villani che facciamo scuola, nonostante i re che si sono succeduti e che continueranno a succedersi. Ciascuna scuola ha elaborato un proprio modello di funzionamento e di sviluppo, indipendentemente dalle innovazioni che si vogliono intro-durre ope legis, senza tener conto di coloro che dovrebbero supportare il cambiamen-to. Esiste una cultura della scuola che va aldilà delle mode e dei colpi di riforma. Sono sicuro che la scuola primaria continuerà a funzionare, anche il prossimo anno, perché si regge sulla responsabilità educativa dei docenti.
4. E’ la professionalità del maestro, a renderlo “unico”. A mio modesto avviso sarebbe ora che si prendesse atto che bisogna premiare le professionalità, evitando di ricacciare il personale nel luogo del grigiore istituzionale. C’è bisogno di una inversione di tendenza rispetto le lotte sindacali che appiattiscono in un indistinto – sempre basso – livello di funzionamento. Ma per questo c’è bisogno di credere ancora nella scuola come luogo fe-lice dove si elabora cultura, dove si vive il rapporto con gli alunni ed il personale in mo-do positivo, non semplicemente dove si va per necessità di reddito.

Queste le considerazioni di un dirigente scolastico di campagna che, ritenendo che l’ottimismo sia rivoluzionario, osserva questo adagio: di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria!


Corrado Moresco

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