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Maestro unico e decreti

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Maestro unico e decreti

Messaggio  Orianna Tinazzi il Gio Ott 23, 2008 1:34 am

Dalla parte di chi in classe c’è….

Maestro unico e decreti: non confondiamo i piani

Ci siamo sempre e solo interessati, in questa nostra rubrica, di vedere il “risvolto della medaglia”, cioè di capire che cosa provocano nella aule le riforme dei vari ministri.
Non ci interessa qui un’analisi politica o sindacale delle questioni: la faccenda della bocciatura per l’insufficienza in condotta, della divisa scolastica, il voto in decimali, l’educazione civica, i libri di testo,
il maestro unico, l’accorpamento degli istituti, la diminuzione delle cattedre.


Una sovrapposizione di piani
Di fronte a tutto ciò, l’insegnante medio italiano è preso da un certo disorientamento, purtroppo rinfocolato dalle pagine infiammate (ad hoc) della stampa, o perlomeno di certa stampa: si delinea una scuola antidemocratica, con il maestro unico, in cui maestri e professori perderebbero il posto!
Ma una prima precisazione è d’obbligo: non confondiamo i piani.
A chi, umanamente non dispiacerebbe vedere che un giovane non viene assunto? La Gelmini è stata chiara: non si licenzia nessuno, ma non si assume al posto di chi va in pensione. Ma, se si vuole un cambiamento, prima o poi bisogna cominciare. D’altra parte il primo a operare tagli è stato il ministro Fioroni.

Stiamo quindi attenti alle strumentalizzazioni dei sindacati, dei partiti e della stampa. Dicendo questo vogliamo fare anche riferimento ai tanti volantini e addirittura petizioni che circolano nelle scuole soprattutto primarie, in cui, in qualche modo, le maestre si sentono ‘costrette’ moralmente
(così ci è giunta voce) ad aderire.


Quali cambiamenti reali?
Ma che cosa comporterebbe l’introduzione del maestro unico? Quale diabolica arma avrebbe inventato la Gelmini? Anzi, meglio: non il maestro unico, ma un maestro solo in aula, innanzitutto, e non più maestri contemporaneamente, anche se poi sarà ben difficile che ci sia un maestro unico che insegni anche religione e lingua.
Certo, il ministro inserisce il tutto (e anche gli altri provvedimenti) in un quadro di riduzione di spese, partendo dal principio, ormai dimostrato, che l’Italia spende tanto ma non ottiene altrettanto…Forse la Gelmini non ha pensato innanzitutto ad un’azione di rinnovamento pedagogico. Ma lo hanno forse fatto i parlamentari quando introdussero i moduli con la legge 148/90? A. Alesina, preside di economia ad Harvard, ha scritto: «Si parla tanto di insegnanti multipli o unici nelle scuole. Parliamoci chiaro: gli insegnanti sono diventati multipli non perché si sia capito che questo migliorava la qualità dell’insegnamento, ma semplicemente perché sono nati sempre meno bambini in Italia e non si poteva
licenziare nessun docente, anzi le assunzioni dovevano continuare a ritmi elevati.»
(Il Sole 11/9/08)

Ma partiti, sindacati e stampa hanno preso la palla al balzo e hanno pensato bene di utilizzarla per costruire la, ormai solita, protesta autunnale, inventando la fine del tempo pieno, la chiusura delle scuole dei piccoli centri e il taglio indiscriminato di maestre e professori.
Perché non dire allora che già dallo scorso anno opera (e continua a lavorare) una commissione convocata da Fioroni per la riscrittura dell’impianto della scuola secondaria che taglia le ore da 36/ 40, a 32 nei tecnici/professionali e 30 nei licei? Certamente ci saranno molte cattedre in meno, e questo lo aveva già preannunciato l’ex ministro: ma la piazza nulla sapeva (o nulla voleva sapere?).

Dalla parte dei maestri
Ora che però c’è questa norma, mettiamoci dalla parte delle maestre: ammesso (e concesso) che chi già insegna non perderà il posto, altri problemi assillano gli insegnanti. Il provvedimento sarebbe iniquo, si dice, perché il maestro unico risulterebbe pedagogicamente inaccettabile: perché segnerebbe il ritorno al passato, perché un maestro unico sarebbe un grave rischio per il bambino, ecc.. Torneremo su questo, ma c’è un’altra grave sovrapposizione di piani: lo spauracchio evocato starebbe nel fatto che ora tutti i bambini d’Italia dovranno ‘subire’ il maestro unico, o che (male non peggiore,
ma mai esplicitato) sarebbero le famiglie a poter scegliere quale modello preferiscono? In verità inaccettabile, demagogica e antidemocratica è la pretesa di tanti (molti in buona fede) che
impediscono la libera scelta delle famiglie: perché di questo si tratterà. La famiglia potrà scegliere per il proprio figlio la scuola a 24 ore (maestro unico), 27, 30 o 40 ore (come già succede). Cioè: si dà una possibilità in più. Ed è chiaro, su questo, il Piano programmatico del ministro da poco varato(1).
Certo, non pochi saranno i grattacapi organizzativi per i dirigenti (e forse le linee programmatiche non li risolvono del tutto, compresi quelli per la copertura finanziaria), ma ancora una volta non confondiamo i piani. Una cosa è dire che questo decreto è fatto tecnicamente male, che sarebbe buona norma che un ministro emanasse un decreto avendoci ben pensato e con copertura finanziaria: un’altra trarre la strana ed obliqua quanto illogica deduzione che il ‘maestro unico non s’ha da fare’. Che ci pensino i dirigenti scolastici a far quadrare le cose organizzativamente, se sarà necessario.

D’altra parte, forse che nel ’90 tutto è stato tranquillo? Ancora oggi le scuole hanno problemi con la distribuzione dei tre maestri sulle due classi! Tanto è vero che i docenti si sono creativamente inventati le più diverse soluzioni per convivere meglio con i moduli, che di pedagogicamente corretto (per lo meno nella genesi) non hanno quasi nulla!

La scelta delle famiglie
Scusate, ma che male c’è che le famiglie possano scegliere tra un’offerta educativa (come oggi si dice) più ampia? Sì, perché di questo si tratta. Che le famiglie (e non il ministro, i maestri, i sindacati, i dirigenti, i bidelli…) possano scegliere tra 4 opportunità e, ci auguriamo, possano anche optare per il loro maestro? Cosa intendiamo? Appunto, che i genitori possano optare per il maestro unico se
e solo se a loro gradito. Non neghiamo infatti che l’affidamento totale a un insegnante possa essere rischioso: sarà la famiglia a operare la giusta decisione, optando magari per le 27 ore meno gradite, ma migliori per la presenza di un maestro più consono all’idea di educazione.

Allora, se si vuole protestare per i tagli (lecito) non si metta in ballo la presunta “nefandezza” pedagogica del maestro unico! E non si dica che i genitori che manderanno i loro poveri figli sotto le grinfie del maestro unico, sono incapaci di scelta! Peraltro: già oggi in Italia molte sono le scuole che
adottano il modello del maestro unico e, se guardiamo all’Europa, tutti i paesi lo hanno introdotto.

E peraltro, detto sottovoce (perché è poco politically correct), a noi l’idea del maestro unico, dal punto di vista pedagogico, non dispiace affatto, soprattutto nei primi anni della scuola primaria. Le tante esperienze delle scuole che in Italia lo hanno già attuato lo dimostrano, perché il bambino ha bisogno
di punti di riferimento chiari e univoci, e perché il sapere è per sua natura unitario (nelle divisione). D’altra parte nell’ottica dell’unità si è mossa tutta la pedagogia degli ultimi decenni,
dalle unità
didattiche, agli sfondi integratori, fino alle unità di apprendimento
.

(1) Schema
di piano programmatico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della
Ricerca di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze
di cui
all’art. 64 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito dalla legge 6
agosto 2008, n. 133


Nella scuola
primaria
va privilegiata ai sensi del decreto legge 1 settembre 2008, n. 137, l’attivazione di classi affidate ad un unico docente e funzionanti per un orario di 24 ore settimanali.
Resta comunque aperta la possibilità di una più ampia articolazione del tempo scuola, tenuto conto della domanda delle famiglie e della dotazione organica assegnata alle scuole, nel rispetto dell’autonomia delle stesse.
Le relative opzioni organizzative possibili sono le seguenti:
- la prima (27 ore), corrispondente all’orario di insegnamento di cui al decreto legislativo 59/2004, con esclusione delle attività opzionali facoltative;
- la seconda (30 ore) comprensiva dell’orario opzionale facoltativo e con l’introduzione del
maestro prevalente; quest’ultimo nei limiti dell’organico assegnato, integrabile con le risorse disponibili presso le scuole.

Potrà altresì aversi, ai sensi del decreto legislativo 59/2004, una estensione delle ore di lezione pari ad un massimo di 10 ore settimanali, comprensive della mensa.”

Senza confusioni di piani

Allora dobbiamo essere chiari: abbiamo a cuore sia il nostro interesse di docenti-lavoratori (che va salvaguardato) sia quello dei bambini. Ma non confondiamo i piani. Soprattutto non creiamo ulteriore allarmismo e angoscia nei maestri: dal momento che, ancora una volta, sono i primi (e talvolta
unici) ad essere toccati dalle diverse riforme, non si creino, in sovrappiù, false inquietudini! E’ tutta una grande montatura, e ci dispiace che oggi nelle scuole si sia riacceso un clima oppositivo, che fa scontrare ideologicamente i docenti, i quali invece spenderebbero volentieri il loro tempo per lavorare per i loro studenti, anziché in vuote e destabilizzanti schermaglie verbali. Perché la domanda vera da farsi (dopo aver giustamente messo in luce le criticità) è anche: ma questi decreti sono contrari all’immagine di scuola che abbiamo in mente? Una scuola dove sia realizzabile una relazione educativa ricca; in cui sia possibile essere in aula in modo appassionato, gustando la bellezza di ciò
che si spiega, facendosi anche interrogare da ciò che si insegna!

Questa è la posizione che ci sembra umanamente più vera, quella che salva dal mal di mare dei continui decreti, dalla nevrosi o dall’indifferenza nichilista.
Se questi interventi (e ci riferiamo anche alla bocciatura per l’insufficienza in condotta, al voto in decimali, all’educazione civica, ai libri di testo, ai criteri di valutazione e così via) non li sentiamo contrari…accettiamoli (pur con prudenza) come una possibilità di far scuola in modo migliore.
E che la cattiva stampa e il cattivo sindacato se ne stiano un po’ zitti!

Orianna Tinazzi

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