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Il rimedio ai problemi non è lo smantellamento

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Il rimedio ai problemi non è lo smantellamento

Messaggio  sabina il Ven Ott 24, 2008 11:09 pm

“IL RIMEDIO AI PROBLEMI NON E’ LO SMANTELLAMENTO”


Di Sandro
Lagomarsini (dal forum di Avvenire di giovedì 2 ottobre)





La discussione sul ritorno al maestro unico nella scuola
primaria ha trascurato, a mio parere, alcuni elementi importanti. E’ rimasto in
ombra, anzitutto il punto di partenza. Il sistema dei “moduli”(tre maestre su
due classi o quattro su tre classi)è stato creato per attuare i programmi
rinnovati nel 1985. Questa motivazione, all’epoca, era apparsa ragionevole ai
più. Ne è nato un grande investimento umano ed economico, di cui si dovrebbero
esaminare meglio le finalità e i risultati.


Il generale gradimento delle famiglie e i numerosi
insegnanti che ripetono di aver lavorato bene in un “team”, dicono che non si
può bollare la situazione attuale solo come “spreco” e “inefficienza”.


D’altra parte il “maestro unico”, affiancato dall’insegnante
di lingua straniera e da quello di religione, ha continuato a svolgere con
successo il suo lavoro in tutte le piccole scuole della montagna e delle isole.
E’ sui programmi, allora, che dobbiamo fermare la nostra attenzione.


Chi scrive queste note ha espresso a suo tempo-voce
isolata-le sue forti riserve e le ha ripetute su questo giornale nella rubrica
“ultimo banco”.


Quelli dell’85 sono programmi sovraccarichi, dai quali sono
stati espulsi-a vantaggio di tanti saperi separati-quei compiti formativi che
in precedenza la figura dell’insegnante unico garantiva in una relazione
educativa”forte”.


Sessanta superesperti concentrarono nelle varie aree
disciplinari le acquisizioni e le teorie più aggiornate, ma non furono capaci
di individuare per i diversi ambiti di conoscenza alcuni semplici”nuclei
generativi”. Vero è che, periodicamente, i ministri dell’istruzione hanno
indicato apprendimenti essenziali e “saperi minimi”, ma i programmi restano un
riferimento esigente per le richieste “quantitative” dei genitori. Su quella
base, una certa “specializzazione”degli insegnanti sembra indispensabile e la
previsione di titoli universitari anche per gli insegnanti della primaria ne è
la conferma. Solo se i programmi fossero rivisti e depurati da tanta zavorra
pretenziosa, la necessità della specializzazione perderebbe di significato. Ma
è proprio lo spirito di quei programmi che spiega la durezza con cui molte
giovani maestre sono entrate nel mondo della scuola, al grido di “mai più la
maestra-mamma, mai più la maestra- chioccia”. Se la pratica, col tempo, ha
addolcito tanti atteggiamenti, alcuni difetti di fondo non sono stati rimediati
. Alla specializzazione, che è prima di tutto capacità di valorizzare i ritmi e
gli stili di apprendimento di ciascun bambino, si è sostituita spesso una
alluvione di schede preconfezionate che hanno gonfiato quaderni e zainetti.


Un apprendimento in materie precocemente e rigidamente separate
ha ostacolato l’unitarietà del sapere cui ha diritto un bambino in crescita;
chi insegna matematica(verificatelo pure) non ha il dovere di correggere gli
errori di lingua comparsi in un problema. Organizzare una realtà?


Quasi impossibile, perché<> e
non si sa quali <>dovrebbe coinvolgere; chi
proprio insiste, deve trasformare le recite in ombre dietro un lenzuolo, nel
quadro di una improbabile<>.Il contatto
con una pluralità di docenti irrobustisce la personalità dei bambini?Propendo
per il no, ma è certamente insensato far circolare sette insegnanti (dico
sette!) in una prima elementare, o pretendere una resa didattica significativa
da chi incontra per breve tempo più di 60 bambini o entra in una classe per
mezz’ora per completare il proprio orario. Molti insegnanti, all’epoca, lasciarono
l’insegnamento proprio per rifiutare queste assurdità. Chi invece ha accettato
queste cose per vent’anni, ha poco titolo per parlare oggi di bambini e di
scuola. Con tutto questo, dubito che il rimedio ai problemi sia uno smantellamento improvvisato e confuso,
aggravato dal ritorno ai voti numerici e da un aperto invito alla selezione.


Molti sostengono che la precedente riforma era inquinata da
interessi sindacali; se quella odierna è nata da prevalenti ragioni di
bilancio, significa che della scuola si continua a sottovalutare la funzione e
l’importanza.

sabina

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