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dal versante cattolico si dice...

Messaggio  direttore didattico il Mer Ott 29, 2008 1:27 pm

L'Azione cattolica boccia la Gelmini
Il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (MEIC), riunito a Roma nella sua X
assemblea nazionale sul tema “verso la città futura”, esprime le sue profonde
preoccupazioni per le novità legislative e regolamentari riguardanti il mondo della scuola e dell’università.
1. L’uso dello strumento del decreto-legge, usato dal Governo per intervenire nel delicato
campo della scuola, dell’università e della ricerca, impedisce un serio confronto ed una
pacata discussione sul merito degli interventi- Non è bene procedere senza consultare
tutti i soggetti interessati (quei “corpi intermedi” così cari alla dottrina sociale della
Chiesa), ed in particolare le famiglie, gli studenti, i docenti, le imprese, le associazioni professionali e culturali, gli enti locali.
2. I contenuti dei decreti-legge approvati, e dei decreti attuativi le cui bozze sono state diffuse, non sembrano essere il frutto di un chiaro e coerente disegno pedagogico; le precedenti leggi di riforma – quella promossa dal ministro Berlinguer e quella
promossa dalla ministra Moratti – erano stati il risultato di un’ampia consultazione e
dell’intervento di illustri pedagogisti. I decreti-legge già in vigore, ed attualmente
all’attenzione delle Camere, non manifestano alcuna finalità educativa, salvo che si
consideri l’educazione come equivalente ad una più dura disciplina, e la valutazione
degli studenti come identica ad una semplice assegnazione di voti numerici.
3. Il dato più significativo è la cosiddetta “razionalizzazione” delle risorse destinate alla scuola, all’università, alla ricerca. Se spendere molto non significa di per sé spendere bene, è altrettanto vero che spendere di meno non significa automaticamente
spendere meglio. La consistente riduzione delle risorse economiche – al fine
dichiarato di compensare la riduzione del gettito proveniente dall’abolizione dell’ICI
sulla prima casa – fa sì che si rinunci ad investire in modo serio sul futuro, quando è
noto a tutti che la società del XXI secolo si va caratterizzando come “società della
conoscenza”.
4. Appare infatti molto preoccupante il fatto che le pur necessarie operazioni di
razionalizzazione e di risparmio nella spesa corrente previste dal decreto-legge non
portino alla riconversione di queste risorse, che dovrebbero essere restituite alle
istituzioni scolastiche, dotate di autonomia didattica e organizzativa; come pure
all’università e alla ricerca. Alla scuola sono state promesse risorse pari al 30% di
quanto “risparmiato”, e a partire dal 2012…
5. Si cancellano, o si intendono cancellare, anni di ricerca e di sperimentazione (in tutti gli ordini di scuola, dalle materne alle superiori), sperimentazioni che avevano
adeguato la scuola al divenire del tempo e alle trasformazioni della società, senza
nemmeno una valutazione dei risultati di tali sperimentazioni, positivi o negativi che
siano, con la pretesa di tornare alla scuola “del buon tempo che fu”, con uno sguardo
al passato anziché al futuro.
6. Creare per gli studenti immigrati (bambini, ragazzi, giovani) classi “separate” o classi cosiddette “ponte”, o comunque denominate, condurrebbe a risultati opposti rispetto
all’obiettivo dell’integrazione e della cittadinanza.
7. Per quanto riguarda in particolare l’università, la previsione di tagli generalizzati delle risorse, l’assunzione di un nuovo docente per ogni cinque che vanno in pensione,
rischia di compromettere gravemente il funzionamento di una istituzione essenziale
per lo sviluppo futuro del Paese, costringendo probabilmente molti giovani ricercatori a
trasferirsi all’estero. Pertanto il MEIC auspica che il Governo ritiri il decreto-legge e lo trasformi in un disegno di legge da sottoporre alla discussione del Parlamento e ad un ampio dibattito nel mondo della scuola, nella società civile, nel mondo della cultura e dell’associazionismo giovanile e professionale, vista l’importanza dell’argomento e la necessità che questioni del genere siano affrontate senza fretta e attraverso una profonda riflessione pedagogica e culturale.
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