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mozione del Collegio docenti del v circolo di Treviso

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mozione del Collegio docenti del v circolo di Treviso

Messaggio  Admin il Gio Ott 23, 2008 1:17 am

Gli insegnanti del Quinto circolo di Treviso, riuniti in Collegio dei Docenti in data 24 settembre 2008, con il presente documento esprimono il loro sconcerto e una forte preoccupazione a seguito dell’emanazione del Decreto Legge numero 137 del 1 settembre 2008 avente per oggetto “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università”.
Al termine dell’anno scolastico 2007- 08 ci si augurava, pur in presenza di un cambio di governo e del ministro responsabile dell’istruzione e della formazione, il completamento di una riforma infinita, capace di proseguire e completare i provvedimenti avviati dai precedenti governi ed ecco invece che viene rivoluzionato l’assetto ordinamentale della scuola primaria, quella che, insieme alla scuola dell’infanzia, meglio si comporta al vaglio delle valutazioni internazionali e che gode di un larghissimo consenso tra i genitori.
Il ritorno della valutazione in decimi, anche del comportamento, la riduzione a 24 ore del tempo-scuola e l’introduzione dell’insegnante unico, sono i provvedimenti che più destrutturano la scuola elementare uscita dalla riforma del 1990. Quella riforma fu il risultato di un ampio e approfondito dibattito non solo politico e parlamentare ma anche della cultura, in primis dei pedagogisti, della scuola, delle associazioni dei docenti, del sindacato. Essa scaturiva dal grande ampliamento dell’ambito dei saperi che la scuola elementare era chiamata ad impartire verso il 2000. Già allora, e oggi ancora di più, i bambini e le bambine giungevano alla scuola elementare con numerosi elementi di conoscenza acquisiti informalmente in modi diversi (televisione, computer, libri, viaggi…); bambini e bambine chiamati ad affrontare la realtà del loro futuro con il bisogno di padroneggiare conoscenze e strumenti molto più articolati di quanto veniva proposto decenni addietro. La scuola elementare non era e non è più soltanto il luogo dove si insegnava e si insegna a leggere, a scrivere, a far di conto e un po’ di storia, scienze e geografia. L’ampiezza dei contenuti che oggi la scuola deve trasmettere, il loro adeguato approfondimento, la tenuta della complessa trama di relazioni che si devono instaurare in un ambiente scolastico non possono essere affidate ad un solo insegnante con un numero di ore a disposizione diminuito, se non tagliando i contenuti o riducendo alla superficialità il loro insegnamento. Occorre tener conto inoltre del cambiamento avvenuto nella composizione delle classi con l’inserimento degli alunni diversamente abili e di alunni di provenienza straniera e del difficile e per certi versi problematico ruolo educativo di molte famiglie oggi. Anche il modo di insegnare le discipline oggi è cambiato. La trasmissione pura e semplice dei contenuti disciplinari è tramontata ormai da un pezzo. Oggi siamo alla costruzione dei saperi con un apprendimento di tipo laboratoriale avendo come obiettivo la formazione di competenze e non soltanto il possesso di conoscenze ed abilità. Ciò presuppone conoscenza approfondita da parte dei docenti degli aspetti epistemologici e dei linguaggi della varie discipline. Come è possibile che un insegnante tuttologo possa essere professionalmente competente e preparato in 10/11 discipline?
Con l’introduzione dell’insegnante unico sparirà l’importante risorsa delle ore di compresenza (già ridotta a causa dell’obbligo di sostituzione dei colleghi assenti) con la conseguente fine delle attività di recupero e/o potenziamento per piccoli gruppi o individualizzate e le conseguenze saranno pagate dagli alunni più deboli (alunni diversamente abili, di provenienza straniera con problemi di lingua, con ritmi di apprendimento lenti).
Viene meno inoltre la collegialità nelle decisioni di carattere formativo e progettuale e la corresponsabilità nella gestione della classe e dei rapporti con le famiglie perché l’insegnante unico non ha bisogno di programmare con nessuno.
Quanti docenti si prenderanno poi la responsabilità di uscire da soli nel territorio per viaggi e visite d’istruzione con una classe magari formata da 25 alunni?.
Per quanto riguarda l’aspetto rassicurante che avrebbe per un bambino il rapportarsi ad un solo docente (anche se in pratica non sarà così) non si può negare che già fin da piccoli i bambini hanno un vita di interrelazioni intensa: (genitori, fratelli, nonni, baby sitter, docenti della scuola d’infanzia…) e sono abituati a più figure di riferimento che, tra l’ altro consentono loro maggiore libertà di relazione.
Per quanto concerne il ritorno alla valutazione in decimi il collegio ritiene che ciò possa in pratica far venir meno il concetto di valutazione formativa in quanto un numero dà un’informazione definitiva sul “rendimento” di un alunno (così lo chiama il Decreto e non “apprendimento”), ma non dice nulla sul processo di apprendimento, sull’azione educativa intrapresa, sulle modificazioni avvenute durante il percorso di insegnamento/ apprendimento.
Riguardo alla valutazione del comportamento con voto decimale, che potrebbe avere un significato nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, il collegio si chiede quale senso abbia la sua introduzione nella scuola elementare, soprattutto nei primi anni, considerato che il comportamento deve coniugarsi con la responsabilità e la piena coscienza del valore e delle conseguenze delle azioni compiute.
Infine una domanda: quale scuola uscirà da quanto previsto dal D.L. 137?
Certamente non una scuola per tutti, ma una scuola più povera che darà a tutti allo stesso modo, dimenticando le diversità individuali e che inevitabilmente porterà ad aumentare le disuguaglianze e la dispersione scolastica non realizzando quindi quanto costituzionalmente è previsto.



Approvato all’unanimità con 11 astensioni dal collegio dei docenti del Quinto Circolo di Treviso nella riunione di mercoledì 24 settembre 2008

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